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Spettacolo dal vivo anno 2014/2015

PROGETTO INDIPENDENTE AUTOFINANZIATO

DI SPETTACOLO DAL VIVO E FORMAZIONE [XV ANNO]

 

E' questo il quindicesimo anno che in assoluto autofinanziamento dedichiamo la nostra stagione teatrale alla nuova drammaturgia con compagnie, prevalentemente di nuova formazione, provenienti da diverse regioni d'Italia. Ancora una volta, poi, ci rivolgiamo alla formazione di giovani e giovanissimi e,  per il primo anno, ci apriamo ad uno “spazio racconto” per bambini. Quando abbiamo iniziato la programmazione, ci sembrava una stagione difficile: intorno malumore diffuso, un’aria di sconfitta, di rinuncia. Poi arrivano da noi con i loro progetti forze nuove, piene di entusiasmo. Un’iniezione di vitalità. Nella selezione che facciamo fra queste compagnie di diversa provenienza e formazione vogliamo credere che qualcosa di nuovo si stia affacciando sul nostro orizzonte. Benvenuti fra i tanti artisti che quest'anno animeranno il nostro palcoscenico.

 

14/19 ottobre 2014

Compagnia DarlinG

L'ORA DEL CAFFE'

liberamente tratto da “Otello” di William Shakespeare

di e con Daria Mariotti e Linda Sessa musiche originali a cura di Giovanni De Giorgi

Due donne…

Un incontro…

Un furto innocente…

Una richiesta d’aiuto…

Un confronto.

E se fossero Desdemona ed Emilia, le due protagoniste femminili dell’Otello, a raccontarci con le loro parole questa storia, cosa ci farebbero scoprire? Donne all’oscuro di quanto avviene “fuori“ dalla loro casa, all’oscuro degli intrighi organizzati dai propri mariti, donne trascurate, maltrattate e che hanno paura. L’ora del caffè è il rito quotidiano durante il quale due donne cercano di capire cosa è normale accettare in un rapporto di coppia.

Note di Regia

Questo spettacolo è il frutto di una lunga analisi di "Otello" di William Shakespeare arricchita da suggestioni provenienti da altre forme di espressione artistica.

"Otello" è una storia già raccontata, il nostro lavoro è partito dall'analisi dei personaggi femminili attraverso i quali abbiamo cercato di ricostruire la vicenda. Abbiamo estratto dal testo solo le battute di Desdemona ed Emilia, analizzato il loro punto di vista e preso in considerazione solo quello che loro dicono, conoscono e vedono.

La storia assume un nuovo messaggio, scopriamo un mondo fatto di negazioni, di personaggi maschili valorosi e forti quando si trovano fuori, che diventano violenti vigliacchi e bugiardi all'interno delle mura domestiche e un mondo fatto di paure, di personaggi femminili incapaci di vedere e affrontare la propria condizione, che subiscono in silenzio.

Le due donne sono all'oscuro di quanto avviene “fuori“ dalla loro casa, all'oscuro degli intrighi organizzati dai propri mariti, trascurate, talvolta maltrattate ed hanno paura. Sono disposte a chiudere gli occhi per sempre piuttosto che provare ad aprirli e vedere la realtà che le circonda.

Le due protagoniste arriveranno troppo tardi ad accorgersi che “hanno tutti i sensi: vedono, sentono, hanno il palato per distinguere il dolce dall'amaro, proprio come i loro mariti”(Otello, atto IV scena III).

Il caffè si dice abbia fatto tappa in Europa intorno al 1600 grazie ai mercanti Veneziani ed è proprio in quegli anni che Shakespeare scrisse “Otello” tragedia ambientata appunto a Venezia. Da qui un sottile filo ci ha condotte al “caffè”.

Abbiamo immaginato Desdemona ed Emilia, le protagoniste femminili di questa tragedia, incontrarsi sempre per “l’ora del caffè”, le abbiamo viste viaggiare nel tempo per raccontarci una realtà ancora oggi viva.

Abbiamo individuato un rito, un’usanza soprattutto femminile: incontrarsi per un caffè, un rito che riporta all’abitudine, alla consuetudine.

L’Ora del caffè è il rito quotidiano durante il quale due donne cercano di capire cosa è normale accettare in un rapporto di coppia. Non potevamo non legare il passato al presente di violenza che continuamente sommerge le donne. Da queste riflessioni è nato gran parte del nostro lavoro, cercando di mettere nei due personaggi il dramma della sottomissione e della violenza, cercando di vedere cosa gli occhi di queste donne vedevano e vedono ancora oggi. Il nostro lavoro si basa principalmente sullo studio del personaggio, sul lavoro del corpo, cercando di far diventare questo lo strumento attraverso il quale il personaggio vive sulla scena.

 

21/26 ottobre 2014

PRIMA NAZIONALE

compagnia teatrale Malapianta

IL GIOCO DI MARIO

Spettacolo teatrale sulla dipendenza dal gioco d'azzardo

scritto e diretto da Alioscia Viccaro

con

Anna Lisa Amodio

Fabio Orlandi

Alioscia Viccaro

scenografia Pasquale Cosentino

luci e fonica Raffaella Vitiello

Organizzatrice Chiara Boccaccini

Come si vive intrappolati nella rete del gioco d'azzardo? In che modo si può a uscire dalle sabbie mobili di una dipendenza così feroce? Il Gioco di Mario, testo originale scritto da Alioscia Viccaro – che in questa occasione ne è anche regista e interprete -  ha come obiettivo di raccontare una storia semplice, una storia d'amore, che parli di uomini e donne in carne ed ossa, senza retorica ne pregiudizi, per contribuire ad affrontare un fenomeno così drammatico e di gravi implicazioni anche per il nostro tessuto sociale.

Anche se la ludopatia, o per meglio dire l'azzardopatia, è un tema poco frequentato sia dai cittadini che dai media, basterebbero un paio di dati, invece, per farne uno degli argomenti più importanti da da conoscere e affrontare: le mafie nell'anno passato hanno incassato 26 miliardi di euro dal gioco d'azzardo (legale e illegale) mentre 790mila sono i giocatori “problematici”, cioè coloro che posso diventare dipendenti dal gioco d'azzardo (si pensi che gli alcolisti in Italia sono circa 1 milione).

Nello spettacolo questo tema viene incarnato da Mario, quarantenne impantanato in una relazione d'amore esausta e  in gravi difficoltà economiche, che lentamente ma inesorabilmente precipita nel gorgo del gioco d'azzardo.  Una storia complicata, quindi, vissuta tra bugie e vergogna questa di Mario. Anche il tentativo della moglie, Carla, di tirarlo fuori dal pantano della depressione e della sofferenza psichica, non riesce ad arginare in lui l'aggravarsi della dipendenza. Ma la salvezza si trova lì, a portata di mano; Mario, l'anziano padre di Federica, un'amica di Carla, anche lui invischiato nella schiavitù dell'azzardo, ha inventato un gioco: ascolta le storie sfortunate della gente del bar e poi ne racconta di sue, inventate e ancora più sfortunate. In questo modo diventa un mito e gli avventori depressi non esistono più. Carla, disperata, prova ad applicare il “gioco” al marito ma il risultato non è sicuro. Riuscirà Mario, il protagonista, a comunicare la sua angoscia, la sua difficoltà? E' tutta qui la questione, e forse la salvezza. Perché, alla fine, anche se è un gioco, nessuno si salva senza l'amore.

Lo spettacolo, che ha già avuto il sostegno e il patrocinio dell'Arci Roma e della Lega dei Consumatori Lazio, associazioni entrambe particolarmente sensibili e attive contro la diffusione di questo grave problema.

Infine siamo particolarmente felici per il contributo della Cooperativa Sociale Integrata “L'Albero Riflesso” di Roma la quale ha permesso per la realizzazione della scenografia l'uso di quadri e complementi di arredo eseguiti dai propri ragazzi speciali, giovani uomini e donne con disabilità intellettive.

 

4/9 novembre 2014

Cooperativa Sociale Salto Del Delfino Elmas ( Cagliari)

DI VINO COMMEDIA

teatro e musica dal vivo intorno alla “Divina Commedia”

interpretato e diretto: Nicola Michele

musiche originali eseguite dal vivo alla chitarra: Alessandro Manunza

Foto di scena Andrea Sanna

Vino, letteratura e teatro sono un intreccio che fin dall’antichità hanno stretto un connubio immortale, infinite sono le citazioni letterarie sul “nettare degli dei” che rimandano ad un dialogo ininterrotto nel tempo che racconta la storia dell’uomo stesso. “Di vino Commedia” è tutto questo e tanto di più. È un percorso sensoriale, in cui le parole e la musica dal vivo offrono al pubblico un viaggio denso di emozioni, dove è facile riallacciare i fili della memoria e ritrovarsi a vivere in prima persona l’arte scenica, abitando il palcoscenico.

L’attore e regista Nicola Michele interpreterà alcuni passi della Divina Commedia, percorrendo il celebre momento in cui Dante si trova smarrito "per una selva oscura" e incontra il poeta Virgilio, poi sarà la volta del viaggiatore Ulisse che volle superare i limiti raggiunti fino a quel momento dall'uomo "per seguir virtute e canoscenza" per approdare, infine, al canto conclusivo del Paradiso, culmine di un

viaggio spirituale carico di significati e simboli che ancora oggi, dopo otto secoli, affascina e stupisce.

Le musiche originali dal vivo del chitarrista Alessandro Manunza, accompagneranno l’intero percorso.

Ma sarà il vino a fungere da trait d’unione. Tre i vini protagonisti che verranno degustati nel corso dello spettacolo, selezionati da eccellenti Cantine del territorio. La degustazione dei vini avverrà durante la declamazione dei canti danteschi, che di volta in volta, verrà abbinata per aromi, colori, profumi e suggestioni.

"Di vino Commedia" ha debuttato a Cagliari il 13 luglio 2012 nel centro d'Arte e Cultura "Il Ghetto" e ha replicato il 16 luglio 2013, presso la Terrazza del Teatro Massimo di Cagliari, nell’ambito della rassegna “Al Massimo sotto le stelle”.

 

11/16 novembre 2014

Compagnia Idea..Azione Roma

BALLERINA
favola nera per adulti


con Carlo di Maio

e con Giovanni Amodeo, Sergio Cristofani,Gianni Staiano e Davide Di Lecce

regia Iolanda Salvato

liberamente tratto da un racconto di Patricia Highsmith

Dopo il fortunato incontro con Carlo Di Maio e la sua "band" abbiamo deciso di replicare e tornare  alla Casa delle Culture mettendo in scena una simpatica quanto inusuale 'ballerina'... Eh si perché questa volta torniamo con uno spettacolo ironico e surreale con risvolti decisamente noir. La nostra Ballerina è infatti un'inusuale elefantessa, che ci condurrà nell'affascinante quanto talvolta triste mondo psicologico di un elefantino tolto dai suoi affetti e dal suo habitat. la tragedia della separazione dalla madre si trasforma poi in un incontro fortunato con un uomo buono che l’accompagnerà per tutta la vita per ritrovarsi poi in un magico happy end dove i buoni vincono e i cattivi perdono. La messa in scena colorata e allegra in contrasto col racconto ci catapulterà attraverso parole musica e canzoni in un mondo quasi circense fatto di favola e realtà

Ballerina è tratto dal racconto 'Tutti mi chiamano ballerina' pubblicato nel 1975 nella raccolta 'Racconti bestiali' di Patricia Highsmith

una riflessione sulla diversità e sulla difficoltà a tutti i livelli di amare attraverso il linguaggio della scrittrice ideatrice del personaggio di Ripley considerata a tutti gli effetti una delle maggiori scrittrici del nostro novecento.

 

22/23 novembre 2014

Compagnia Tre quarti di maschera Palermo

SIRINATA D’AMURI,

Storia di due nobili amanti.

Scritto e diretto interpretato da Alessia Spatoliatore

e con chitarra Gabriele Confaloni, lap top Pietro Delfino musiche di H.S.A.Factory

Una rivisitazione brillante e contemporanea della storia d’amore più famosa al mondo, l’amore impossibile tra Romeo e Giulietta riscritto come una favola, una favola che racconta la realtà e i suoi lati oscuri. Una tragedia che ha come oggetto l’amore e la tragicità dell’amore.

A raccontare la storia sarà una donna, narratrice, ciarlatana e pupara, che giocherà con i linguaggi del teatro e con il pubblico, accompagnando gli spettatori attraverso il complesso e variegato mondo della narrazione.

Uno spettacolo che nasce da uno studio approfondito delle tecniche di Commedia Dell’Arte, ma ispirato anche al teatro di strada ed alle tecniche del cunto siciliano, un contenitore artistico legato da un unico filo conduttore; l’amore.

Per la riscrittura del testo la regista si è ispirata ad una nuova musica, non convenzionale, che nasce da una sperimentazione, da un lavoro di ricerca: riuscire ad unire differenti esperienze musicali per trovare un nuovo sound.

Lo spettacolo contiene composizioni musicali inedite, create dalla HSA ( Hard Sound Art), un gruppo di ragazzi palermitani che da tempo cerca di creare qualcosa di nuovo, in linea con i cambiamenti della società.  Per questo spettacolo, gli artisti hanno ricercato nelle sonorità  della musica popolare e rock una sintesi, un connubio, per trovare un adattamento ai giorni d’oggi.

 

27/30 novembre 2014

Teatro dell'Osso Napoli

ANTIGONE

Una guerra civile

scritto e diretto da Mirko Di Martino

con Titti Nuzzolese Luca Di Tommaso

scenografie Alfonso Fraia

aiuto regia Laura Cuomo

Aprile 1945, in una città dell'Italia del Nord: i fascisti e i tedeschi sono in fuga ovunque, la guerra di liberazione sta finendo, anche se in molte zone si continua a sparare. I partigiani sono riusciti a scacciare i fascisti sotto la guida del valoroso comandante Eteocle, morto in battaglia per mano di suo fratello, il repubblichino Polinice. La carica di governatore della città è stata assegnata al commissario politico Creonte, comunista, il quale, come primo atto della sua amministrazione, dichiara che il corpo del traditore Polinice dovrà essere appeso per i piedi ad un lampione in modo che tutti possano vedere la sua triste fine. E' la giustizia dei partigiani, spietata ma necessaria, soprattutto quando c'è in gioco il futuro della neonata Repubblica, ancora tutta da inventare e progettare.

Ma la giovane Antigone, che è stata anche staffetta partigiana, si oppone alla legge dello stato in nome della legge del cuore, che la obbliga a prendersi cura del fratello morto. Antigone cerca allora di seppellire il corpo, ma viene scoperta e arrestata. Il Tribunale speciale militare la condanna alla fucilazione, nonostante gli appelli accorati di Ismene, sorella di Antigone, e soprattutto di Emone, figlio di Creonte e fidanzato di Antigone. Il suo destino è segnato: la guerra non prevede debolezze, le necessità della pace collettiva obbligano al sacrifico delle ragioni dei singoli.

I cittadini assistono allo sviluppo della tragedia con reazioni diverse: c'è la partigiana convinta delle motivazioni delle sue scelte, c'è il giovane contadino che combatte per sfuggire all'obbligo di leva, c'è il partigiano deluso dalla piega che sta prendendo il sogno di libertà e democrazia. Su tutto, per tutti, c'è la guerra, dura, crudele, spietata, che condiziona il passato, il presente e il futuro.

 

4/7 dicembre 2014 Compagnia Silent Noise Roma

LA FOTO DEL MARTEDI

l rapporto con i social network e con le loro difformi modalità di comunicazione.

scritto diretto interpretato da Giovanni Bonacci

aiuto regia: Enrica Nizi Matteo Quinzi

foto Ekin Bayurgil   e Giulia Golfi

luci Aurelio Rizzuti

Lo spettacolo vuole proporre al pubblico l’analisi d’una duplice tematica : in primo piano il modo in cui i moderni social network alterano la comunicazione fra persone ( comunicazione ora compressa per mancanza di spazio, ora illusoria per via della“selezione” operata sul materiale ); sullo sfondo se ne analizza una diretta conseguenza: la disabitudine alla Lettura e alla Scrittura ( le iniziali sono volutamente maiuscole ) d’una generazione avvezza al “frammento” e non al “testo”. La vicenda è quella di Laura e Luca, due ragazzi alla soglia dei trent’anni che, trovata una propria stabilità economica, decidono di convivere. Lei è apprendista in uno studio legale; lui ha abbandonato da tempo le proprie “velleità autoriali” per volgersi a qualcosa di più remunerativo: lavora in’una società di import-export. I primi mesi della convivenza sono felici ed il pubblico ne è reso partecipe attraverso un diario redatto dal protagonista, ma, settimana dopo settimana, Luca inizia a sviluppare un cupo senso di colpa (non accetta d’aver sacrificato il proprio talento letterario sull’altare del posto fisso) e si dedica con impegno sempre crescente alla lettura dei suoi appunti : vuole scrivere il libro che aveva interrotto. Tanto è preso dall’opera che, quasi senza accorgersene, si chiude sulla sua scrivania e medita per nottate intere; Laura è lentamente messa ai margini e dopo mesi di difficoltà decide di porre fine alla relazione. Si apre qui la seconda fase dello spettacolo.  Uscito dalla relazione, ma anche dal tunnel della scrittura, Luca ha modo di realizzare ciò che gli era sfuggito nei mesi precedenti : mentre lui iniziava a sentirsi scrittore,  lei aveva iniziato sentirsi madre, e desiderava un figlio da lui. Luca, ancora innamorato, vorrebbe quindi ricucire lo strappo e cerca di parlare con lei, che però è fermamente decisa a non incontrarlo. Gli rimane cosi’ un unico canale franco ( attraverso il quale “comparire” senza però  “comunicare” ) : il social network. Consapevole del fatto che Facebook non solo permette a tutti di sbirciare la vita degli altri, ma di fatto li obbliga a farlo ( è questa la dinamica fondamentale di ciò che si chiama “bacheca” ), il protagonista, non potendo inseguirla di persona, decide di inseguirla sul web e concepisce un vero e proprio “romanzo a puntate” : ogni settimana pubblica una foto nella quale è presente un dettaglio che rimanda alla loro relazione ( per via del luogo, del vestito, della compagnia e, infine, dell’allusione alla maternità ), Laura non riuscirà a sfuggire al pensiero di lui, ne è certo.   Ma come verificare l’efficacia dell’azione? Luca troverà il modo di fare anche questo. In finale di spettacolo vediamo una Laura che “cede” al pensiero di lui e gli chiede, inaspettatamente, un incontro : il romanzo telematico, a differenza dell’altro, rimasto chiuso nel cassetto, è stato ben scritto.  Il finale ci mostra una coppia nel’atto di riprendere le fila d’un discorso interrotto e di valutare, con difficoltà, se sia possibile proseguirlo o meno. Nell’arco dello spettacolo sono tre le voci che si alternano: le prime due, ovviamente, sono quelle dei protagonisti, ma a queste s’aggiunge la figura del narratore: colui che introduce, intercala e chiude la narrazione dei fatti. La figura del narratore ( vero e proprio topo di biblioteca “post litteram”)  è stata inserita per fornire un punto di vista “esterno”, ma, ancor più un punto di vista “futuro”. Ci immaginiamo la vicenda come narrata al pubblico che gremirà i teatri fra cinquant’anni, e la storia di Luca e Laura altro non è se non la testimonianza di quell’oscuro periodo nel quale, chissà perché, disimparammo a comunicare.Le varie fasi della vicenda sono accompagnate dalle relative foto, proiettate sullo sfondo, per dimostrare la storicità dei fatti.

 

8/11 gennaio 2015 Movimento Comico Roma

PROVE TECNICHE DI FELICITA’

Due clown

di e con Anna Rizzi e Fabio Cicchiello

Prove di felicità è uno spettacolo ideato con l’intenzione di portare in scena una comicità lieve e libera da stereotipi.

Due clown, spinti da un immotivato e disarmante entusiasmo, intraprendono un viaggio alla ricerca della felicità. La via che conduce all’obiettivo si rivela più tortuosa del previsto, le prove da affrontare sono davvero dure. Riusciranno i due protagonisti a superare i mille ostacoli che lastricano il cammino? Probabilmente no ma poco importa, la vera meraviglia è essere in viaggio

 

16/18 gennaio 2015 Collettivo LunAzione Napoli

TROILO E CRESSIDA

Storia tragicomica di eroi e di buffoni

di Alessandro Paschitto(ri)scritto pensando al “Troilo e Cressida” di W.Shakespeare  regia: Mario Autore, Eduardo Di Pietro con: Mario Autore, Annalisa Direttore, Martina Di Leva, Michele Iazzetta, Cecilia Lupoli, Alessandro Paschitto elaborazioni musicali: Mario  Autore

La riscrittura di Alessandro Paschitto mantiene tutte le peculiarità che fanno del “Troilo e Cressida” di William Shakespeare una tragedia fuori dal comune, pregnante di significati fortemente contemporanei. Appare infatti adeguato, in entrambi i testi, il termine “tragicommedia” per un’opera che dipana una trama continuamente oscillante tra il carattere drammatico, e quello sarcastico più o meno raffinato, finanche sguaiato e urticante. L’argomento e l’ambientazione bellica definiscono uno sfondo inquieto, che materializza la guerra solo in poche situazioni, circoscritte a scontri aperti tra i personaggi che di eroico conservano solo la reputazione o un obsoleto senso dell’onore. Per il resto, fuori e dentro Troia si parla del conflitto senza che lo si veda: riunioni di guerra, schiere di soldati osservati in lontananza, messaggi di sfida e proclami. Tanto parlare, ma l’azione si è infiacchita sia tra i Greci, con l’assenza di Achille e l’inettitudine dei re, sia tra i Troiani, dove i governanti confrontano le rispettive opinioni, senza essere in grado di prospettare una soluzione che non sia combattere a oltranza.


In tali condizioni di sospensione, si rivela con progressiva determinazione per tutti, un unico, preminente senso di inadeguatezza alla vita. La guerra, emblema della stupidità, si dimostra un pretesto per palesare questa sproporzione. Ne deriva un disincanto che si riflette nelle vicende di ciascun personaggio e, per la prima volta, negli occhi del giovane Troilo, che vive sulla propria pellel’assurdità della battaglia e, parimenti, dell’amore. I sogni romantici del ragazzo s’infrangono contro il muro del cinismo e della materialità. Ogni azione genera quindi degli errori, degli imprevisti – degenera, – e gli eventi travolgono tutti indistintamente, chi aveva provato a mutare la realtà e chi si era lasciato portare dalla corrente. 
Proprio questa sostanziale impossibilità di scelta costituisce l’elemento cardine che viene elaborato nella riscrittura del testo shakespeariano, con un numero ristretto di personaggi e di sviluppi organizzati ex novo. Linguaggio e atmosfera sono certamente rimasti immutati per un’opera che, come si è visto, non si lascia mai catalogare strettamente sotto il termine “tragedia

”.
Se Troilo soffre ma non muore e Cressida tradisce ma non paga, i riferimenti formali e le aspettative catartiche della messinscena vengono a mancare, resta il disorientamento dell’esistenza. Di fronte a tanto imponderabile, la misura del riso costituisce così una possibilità estrema per tentare la comprensione e l’accettazione, forse disperata, della realtà.

 

20/25 gennaio 2015 Compagnia DarlinG Roma

NON SI TRATTA DI UN CASO ISOLATO

Bella, giovane. Giovane, bella...

di  Daria Mariotti e Linda Sessa con Daria Mariotti  regia Linda Sessa musiche originali e luci Giovanni de Giorgi

Bella, giovane. Giovane, bella. La chiave per il riconoscimento femminile nella società. Quella che sembra veicolata dal nostro contesto culturale. Perseguita da molte donne. Non tutte, molte. Questo è il nostro punto di partenza. Una donna e il suo modo di affrontare il tempo che passa in una società dove la vecchiaia viene continuamente negata.

Una donna che, ogni giorno, combatte la sua guerra contro il tempo.

Allenamento, alimentazione, moda, cura del corpo.

Ogni giorno cerca la sua approvazione quotidiana.

Questo è ciò che le serve per essere viva.

Per sentirsi viva in questo mondo di apparenza, di donne eternamente giovani.

Quanto è sottile questo filo?

Cosa può romperlo?

Come non affondare?

 

27 gen /1 feb 2015 Compagnia Malacara Pisa

IL CUBO

In amore, prima o poi, si finisce per diventare piccoli criminali.

di Micol Graziano Interpretato e diretto da Paolo Giommarelli e Cristina Gardumi

In una metropoli non ben definita, una misteriosa coppia di amanti fa ritorno a casa, quando mancano ormai poche ore all'alba. I due hanno trascorso la notte in un elegante e affollato locale alla moda. Nel viaggio, in auto, mentre attraversano strade spettrali e complanari deserte, danno vita ad un duello cinico e serrato; parole di miele ed atropìna si susseguono rapide: il presente si ridisegna inatteso, trasfigurato da fasci di luce che tolgono il respiro.

Una stanza spoglia. Un divano, una poltrona, bottiglie di alcol, una bambola di porcellana, un libro, un posacenere da terra. Ige e Marvi, attori insonni, danzano in abito da sera. Nell'aria tensione latente, e da un pensiero abrasivo sulla natura di un colore scaturisce un conversare stralunato dalle conseguenze inaspettate.

José detto Malacara, vegliardo potente, ha costruito una grande sfera di cristallo, impero per sé, prigione per molti. Amoreggia con Penelope, tigre marmorea e la morbida Rubina Vuelva, certo

d'aver tra le mani la panacea di ogni male, ovvero: una vasca di coccodrilli ed una famiglia di avvoltoi.

Tre atti unici dove uomini e donne dissennati, in un tempo immobile, inseguono sogni di vetro.

 

3/8 febbraio 2015

Compagnia Actores Alidos Quartu Sant’Elena (Cagliari)

ZITTI ZITTI

Piccoli quadri di vita raccontati senza parole con la delicatezza di una poesia

Regia: Valeria Pilia Con Manuela Sanna, Roberta Locci, Manuela Ragusa, Valeria Pilia

Maschere e Costumi: Teatro Actores Alidos Luci: George

“Zitti zitti” è uno spettacolo tenero, ironico, divertente ed emozionante che arriva dritto al cuore di grandi e piccini, è un sguardo poetico su alcuni momenti dell’esistenza umana. Non è una storia in senso stretto, ma tante storie che s’intersecano tra loro, si alternano, si rincorrono facendo sognare e commuovere. I personaggi di “Zitti zitti” (dove è facile riconoscersi e riconoscere gli altri) hanno diverse età, sono eterogenei e bizzarri e si ritrovano a vivere momenti di vita a volte concreti e quotidiani, altre volte surreali e grotteschi.

In “Zitti zitti” non ci sono parole, i personaggi utilizzano maschere quasi larvali, senza la bocca, ma il loro linguaggio, è tra i più comunicativi: è quello dell’espressività del corpo, dell’azione, della danza e della clownerie che intrecciandosi tra loro rendono in perfetto equilibrio i vari stati d’animo umani.

La musica che accompagna tutte le scene di “Zitti zitti” è indispensabile commento delle varie fasi narrative, è griglia parallela e consonante; essa fa da sostegno all'azione e a volte l'indirizza col suo evocare varie atmosfere (tenebrose, incalzanti, cullanti, evocative, romantiche, inquietanti).

 

17 feb /1 mar 2015

Compagnia Diritto e Rovescio Roma

IL PROCESSO DI SHAMGOROD le ragioni di una scelta

Chi ascolta un superstite dell’Olocausto, diventa a sua volta un testimone

di Elie Wiesel Regia: Mario Palmieri

con Pier Francesco Ceccanei, Patrizio Cigliano, Simone Faucci,Mario Palmieri,Giorgia Palmucci,Rita Pasqualoni, Romano Talevi

Scene: Eugenio Piscopello Disegno luci: Mauro De Santis

Chi legge un testo di Elie Wiesel non può non divenire a sua volta un testimone. Tanto più se chi legge è uomo di cultura e fa della scelta artistica la ragione della sua esistenza, proprio come coloro che presentano questo progetto: un gruppo di attori come quelli che, in una notte del 25 febbraio 1649, entrarono nella taverna di un umile oste Berish, unico sopravvissuto insieme alla figlia Hanna ad uno dei tanti progrom di cui la comunità ebraica era vittima in quel periodo in Polonia; come ci racconta la Storia ed il testo teatrale di Elie Wiesel “Il processo di Shamgorod”. Questo vuole essere il progetto: una testimonianza; attraverso la quale affermare il valore assoluto della memoria a distanza di pochissimo tempo dalla ricorrenza dei 70 anni dalla liberazione del campo di sterminio ad Auschwitz, 27 gennaio 1945. La scelta del testo è una scelta umana, prima che artistica. La chiave è nella vita e nell’esperienza del suo autore, Elie Wiesel che l’orrore del campo di Auschwitz l’ha vissuto in prima persona e che da quell’orrore è sopravvissuto perdendovi parte della sua famiglia.

Elie Wiesel, premio Nobel per la Pace 1986, ha dedicato tutta la sua vita di scrittore e drammaturgo a raccontare la sua esperienza, perché essa si imprimesse nella memoria collettiva degli uomini e divenisse incancellabile al trascorrere del tempo. Il testo teatrale “Il processo di Shamgorod” insieme al romanzo “La notte” sono le sue più alte testimonianze che ci accompagnano in quell’abisso in cui la sfida dell’uomo è quella di rimanere Uomo e dentro cui risuona la domanda estrema, drammatica che tutti coloro che morirono o sopravvissero ai campi di sterminio si sono posti: “- Dov’è dunque Dio? Ed io sentivo in me una voce che gli rispondeva: - Dov’è? Eccolo, è appeso lì, a quella forca…” (Elie Wiesel “La notte”).Rappresentare questo testo vuol dire portare in scena questa domanda. Gli attori che realizzeranno il progetto non sono né di religione, né di cultura ebraica ma sentono profondamente il valore universale raccontato dalla scrittura di Elie Wiesel che diviene patrimonio di ogni uomo.

“Oggi ci si potrebbe chiedere: perché la memoria, perché ricordare, perché infliggere un dolore tale? In fondo per i morti è tardi ma per i vivi no. Se non si può annullare il tormento, si può invece sperare, riflettere, prendere coscienza.” E.W.

Progetto in collaborazione con Jecko Theatre Company

 

5/8 marzo 2015 Movimento Comico Roma

ANZIA

Il silenzio, dunque, racconta più di mille parole.

Autrici ed interpreti: Olimpia Adriani e Anna Rizzi Regia: Fabio Cicchiello

“Anzia” è uno spettacolo comico poetico di teatro clown totalmente muto,  una comicità internazionale.

Porta in scena l’essenza del clown, senza nasi rossi, trucchi colorati o grandi scarpe. Tutto si ispira allo stile dei film di Buster Keaton, Jacques Tati e il grande Chaplin.

Un modo di rappresentare l’animo umano usando come strumento il corpo che si libera e diventa comico senza perdere la grazia e l’armonia.

Il silenzio, dunque, racconta più di mille parole.

Due donne, due clown surreali, archetipi femminili portano in scena l’Ansia di vivere.

Situazioni di vita quotidiana spinte nel gioco della comicità per ridere e liberarsi  almeno per il tempo dello spettacolo dall’Ansia di questa vita.

 

17/22 marzo 2015 Compagnia Ginepro Nannelli Roma

QUELLE SEDIE DEL SIGNOR EUGENIO

Giochiamo a ricordare?

Diretto e interpretato da Marco Carlaccini e Patrizia D’Orsi interventi sonori Claudio Rovagna

costumi Antonella D’Orsi Massimo disegno luci Giuseppe Romanelli comunicazione Olga Carlaccini

Spesso per credere in quello che stiamo dicendo abbiamo bisogno di chiamare in causa dei testimoni che con la loro presenza possano dare concretezza e rendere ufficiale quello che  esce dalle nostre labbra. Sono gli ospiti che i due vecchi fingono di ricevere nella loro casa: ricordare il passato, fino alla insana soddisfazione della memoria, oppure rinunciare di sana pianta  ai ricordi per  vivere il presente utilizzando tutte le maschere che trovano dentro di loro?

In fondo i vecchi stanno solo forzando un involucro che li racchiude, di cui conoscono la precarietà. Niente esiste se non nella loro mente e qualunque cosa si vada a definire appartiene a un mondo di scatole che, contenendosi l'un l'altra, rendono tutto possibile e allo stesso tempo impossibile. Tutto ciò è veramente assurdo e infatti tanto più sembra diventare assurdo il modo di procedere dei due vecchi signori, tanto più diventa credibile la loro vita, il loro passato, le loro aspettative.

 

11/12 aprile 2015 Contenitori di Immagini Roma

LA VITA INATTESA

Le voci sono come i ricordi, la loro assenza ci lascia vuoti

scritto diretto interpretato da Pino Grossi Aiuto regia: Bernardetta Lucchetti

“le voci sono come i ricordi,

la loro assenza ci lascia vuoti…”

Un uomo si racconta, racconta della sua vita in…attesa, ha con se poche cose…

“troppi oggetti…troppi ingombri”

le trasporta in una scena spoglia  che si popolerà via via dei suoi ricordi, quelli che ha voluto e dovuto fermare…ma è proprio nel “fermarsi” che ha trovato il suo senso,

“mi fermo e basta allora riesco a non oscillare più…”

in quello spazio mentale e sentimentale che l’ha condotto a riordinare la sua vita scandendola in alcuni dei grandi avvenimenti intimi che appartengono ad ogni individuo.

Mentre vive dei giorni che passano…“la sua vita in attesa”

inattesi alcuni temi si affacciano alla mente e lui li percorre ritrovando  i suoi giochi bambini che si interrompevano perché i corpi restavano immobili…

“se ne stava lì ferma senza muoversi e aspettavo aspettavo

che da un momento all’altro si alzasse…”

ma quei giochi bambini si interrompevano anche perché la vita che cresceva reclamava il suo spazio…

“una giovane ragazza sempre in volo come una freccia…”

e lui è li che osserva trattiene a sé i gesti e i profumi, li fa scorrere nel tempo…

“un tempo che non è più un tempo che consuma…”

e nel sangue  quello che resterà  sconosciuto…

“…non avrebbe conosciuto il tempo  del sangue che non sgorga da ferite…”

E lui è li che scompone e ricompone, cercando l’armonia, come in una partitura musicale fatta di tanti intervalli..indossa  vari  abiti con cui adorna la sua  “vita…inattesa”, invoca un padre che potrebbe anche non essere suo padre.

Come un personaggio di Gogol, parla di scarpe da comprare come fosse

un’ esigenza primaria che non è solo fisica…ma filosofica.

Ri-costruisce la sua vita attraverso le voci che riecheggiano mute…

“Le parole non avevano più suono e non ce n’era bisogno…”

e le libera in un ritmo a volte disordinato che somiglia a una danza che non soggiace a regole imposte

“ritmo che incalza nello spasimo di una attimo che vive..rivela”

La vita…la sua vita In Attesa è fatta di foto mai scattate, di lettere mai scritte, perché lui non sa che farsene,  i ricordi li ha registrati in un nastro che solo le sue orecchie possono ascoltare…sono i suoi “intervalli” sono il suo “sangue necessario”, ma anche lui, tra un intervallo e un altro, ha “vissuto” così come fanno tutti gli esseri umani

“ho avuto amici e nemici, ho avuto ambizioni e delusioni

e ho fatto anche  promesse…”

e come uno spettatore ignaro che pur non volendo diventa protagonista,

sa ancora “calzare” quella vita fatta di piccoli passi che… inattesi continuano a muoverlo.

 

15/19 aprile 2015 Compagnia Morlock Roma

L’ULTIMA CENA

Black comedy sul tema dell’intolleranza

di Jessica Cenciarelli e Nicola De Santis con Maria Stella e Mario Anaclerio, Chiara Rovan, Jessica Cenciarelli, Walter Gizzi, Ursula Mercuri, Alessia Ramazzotti, Gianluca Rossi, Agostino Terranova Regia: Nicola De Santis Aiuto regia: Eleonora Leone e Maria Rosaria D'Antonio

Una commedia dal retrogusto amaro sull'esile confine tra giustizia e ferocia. in una società in cui i delinquenti vengono assolti ed esaltati, i „buoni“ non possono continuare a vivere nell'indifferenza. Devono assumersi la responsabilità di combattere per ciò che è giusto. Per questo quattro amici inizieranno ad invitare a cena ospiti dalle opinioni ideologicamente discutibili; cucineranno per loro i piatti migliori accompagnati da dell'ottimo vino bianco aromatizzato all'arsenico!

L'obiettivo principale che la messa in scena si prefigge di raggiungere è molto semplice ed al tempo stesso ambizioso: il nostro paese vive un periodo di frustrazione, di cinismo nei confronti delle strutture che dovrebbero risolvere i problemi, di rabbia inespressa che deflagra, ad esempio, quando ci mettiamo alla guida della nostra macchina e troviamo persone che non aspettano altro che un nostro errore, come il tagliargli la strada inavvertitamente, per poterci aggredire, spesso non solo verbalmente. Lo spettacolo vuole parlare proprio di quella rabbia, canalizzarla, esprimerla per poterla esorcizzare. Per poter ottenere questo scopo, condizione indispensabile è il coinvolgimento emotivo degli spettatori. Da qui la scelta del grottesco e della commedia. I ritmi sono serrati, la recitazione veloce e credibile, le azioni comprensibili, lo spettacolo risulta godibile e divertente sia per gli "addetti ai lavori", sia per le persone che non hanno i mezzi per cogliere le sfumature ed i simboli più nascosti.

Per esprimere tutta la rabbia frustrata che spinge questi "ragazzi normali" a diventare dei serial-killer, la scelta delle musiche è ricaduta inevitabilmente su brani rock che possano esprimere bene la furia che caratterizza l'intero spettacolo. In particolare, per la maggior parte della colonna sonora vengono utilizzati dei brani degli AC-DC e dei Guns & Roses (tra li quali la cover della canzone "Live and let Die" di Paul McCartney, durante l'esecuzione della quale verrà proiettato un vero e proprio video musicale che verrà usato come transizione per rappresentare il passaggio del tempo). Visto il tema astratto del testo, abbiamo optato per una scenografia che tende all'essenza più che al realismo, nella quale sono presenti solo il tavolo bianco attorno al quale si svolgeranno le cene, e che farà da "altare" per le vittime che saranno sacrificate, cinque sedie ed un divanetto, oltre alla parete di fondo, bianca, sulla quale verranno proiettati dei video che faranno da ponte tra il palcoscenico e ciò che accade nel mondo esterno, rappresentando il televisore attraverso il quale i protagonisti, nel corso del testo, consultano il telegiornale.

 

8/10 maggio 2015 Compagnia Officina Segreta -Primo Aiuto Napoli

GANG BANG

Un capolavoro di disperazione, sul set del porno più porno del mondo

Liberamente ispirato al libro “Gang Bang” di Chuck Palahniuk scritto e diretto da Fabio Pisano

con Ciro Giordano Zangaro  Roberto Ingenito Francesca Borriero Raffaele Imparato

aiuto regia e tecnico Francesco Luongo

Lo spettacolo è stato selezionato alla XXIV edizione del premio HYSTRIO 2014 nell’ambito della sezione autori. Una donna. Cassie Wright. Seicento uomini. Ed un record da consegnare al mondo. Tre uomini. Tre vite in conflitto con se stessi. un capolavoro di disperazione, dubbio e smarrimento, dipinto in uno squallido sotterraneo. La trama è stata tratta dal racconto, ma i dialoghi sono “de novo”, per un’ora intensa e riflessiva, in un’infarinatura di omologata volgarità.

Sinossi:

Una donna. Cassie Wright.

Seicento uomini.

Ed un record da consegnare al mondo.

Il libro di Chuck Palahniuk è un capolavoro di disperazione, dubbio e smarrimento, dipinto in uno squallido sotterraneo, sul set del porno più “porno” del mondo.

Tre uomini. Tre vite in conflitto con se stessi.

Brad Bacardi, alias numero 600, attore di film hard ormai fuori dal giro, ha accettato di partecipare a questa gang bang che ha come protagonista assoluta l’ex moglie, Cassie Wright, per poter morire sul set. In cerca di una vana redenzione.

Tom Helser, alias numero 137, ex attore della serie tv “il detective Reinold”, ormai archiviata, è in cerca di un improbabile rilancio, vivendo quest’esperienza tra i ricordi di un padre stupratore ed il sogno di sposare Cassie Wright e di vivere nell’agiatezza e nel lusso il resto dei suoi giorni.

Malcom Regan, numero 72, è un ragazzo di ventuno anni che crede di essere il figlio di Cassie Wright. Giunge sul set con la speranza di ritrovare sua madre, e di liberarla dal mondo del porno.

Infine, Sheila. La coordinatrice ventunenne del cast e assistente personale di Cassie Wright. Ma soprattutto, una ragazza in cerca della verità. O della vendetta

 

SPETTACOLI FUORI CARTELLONE

11/12 dicembre 2014 ore 21.30 ingresso posto unico € 10

TUTTE MIE!

un tributo musicale con Giovanni Amodeo, Davide Di Lecce e Francesco Fioravanti

installazione scenica Roberta Pietra

Aretha Franklin, Barbra Streisand, Mia Martini, Milva, Mina, Ornella Vanoni e Patty Pravo: Tuttemie.
Tributo musicale nato da un’idea di Giovanni Amodeo, cantante e interprete, in questa produzione, delle più belle voci femminili del panorama artistico internazionale. Ciascuna con la propria storia, superando i pregiudizi del loro tempo, giungono fino ai giorni nostri con il carattere e le emozioni che la voce trasmette in musica e non solo. Sul palcoscenico un susseguirsi di brani con arrangiamenti originali e monologhi raccontano la carriera e la personalità delle artiste. Con le musiche di Davide Di Lecce e Francesco Fioravanti.

 

dal 13 al 15 marzo 2015

CHAI TEATRO in

ARE YOU JEWISH?

testi di Bruce J. Bloom, Julianne Bernstein


con Anna Clemente SilveraMaurizio PalladinoGiulio Cancelli

al violino Carlo Cossu


regia di Maurizio Palladino

con il patrocinio della Fondazione Museo della Shoah

“Are You Jewish” è uno spettacolo kosher in tre portate, metaforicamente servite da Anna Clemente SilveraMaurizio Pallidino - che firma anche la regia - con la partecipazione diGiulio Cancelli e l'accompagnamento live dalla musica klezmer di Carlo Cossu al violino. Un'occasione per affrontare il tema dell'identità ebraica con tono leggero e malinconico, con picchi di tragicommedia intrisa di autentico umorismo yiddish.

Ed ecco il “menù” della serata:

Hors d'oeuvre, WITZ- una selezione di alcune storielle ebraiche, o witz (barzelletta in yiddish), tra le tante raccolte da Ferruccio Fölkel, lo scrittore triestino che ha diffuso in Italia l’umorismo yiddish. Tipica espressione del cosiddetto umorismo ebraico, fortemente autoironico e paradossale, queste “witz” partono dal nonsense per divertire ma soprattutto per suggerire, evocare e far meditare, attraverso una sorta di filosofia surreale, disarmata e disarmante.Portata principale, LA MIGLIOR ULTIMA CENA DELLA STORIA di Bruce Bloom- Avram e Netti sono gli ultimi ebrei rimasti dopo il rastrellamento del ghetto di Cracovia. Tutto sembra perduto e l'orda nazista incombe, finché non fa la sua comparsa un personaggio inaspettato, un cuoco cinico e vanesio che con la connivenza di un alto ufficiale delle SS ha preparato alla coppia un'ultima cena coi fiocchi. Peccato non sia un pasto kosher, e che quello potrebbe essere prosciutto!DessertFINCHÈ MORTE NON LI SEPARI di Julianne Bernstein - I novelli divorziati di mezza età Art e Lucille si ritrovano costretti a passare l'eternità insieme in una bara a due piazze. Una buona occasione per appianare le divergenze di un matrimonio finito male.

La produzione, affiancata dal patrocinio della Fondazione Museo della Shoah, è dell'associazione culturale Chai Teatro: un gruppo di artisti e creativi, sorto per realizzare progetti culturali nei settori dello spettacolo, con particolare attenzione per la cultura ebraica e la grande letteratura internazionale. Chai (traslitt. Hay), è una parola composta da due lettere dell'alfabeto ebraico: Chet (ח) e Yod (י) che nella “Ghimatriah”, la numerologia ebraica, corrispondono al numero 18. Il suo significato è “vita”, "vivo", "vivente".

 

25/29 marzo 2015

Compagnia Teatro Laboratorio Alkestis

LE DIECI MASSIME

di e con Sabrina Mascia e Andrea Meloni

regia Massimo Zordan

“Le dieci massime”, è la rappresentazione tragicomica dell’improbabile ascesa sociale di un comune disperato dei nostri tempi. Un uomo di mezza età, depresso e senza prospettive, decide di affrontare un apprendistato psico-attitudinale per dare una radicale svolta alla propria vita. L’uomo, sotto la guida e la supervisione di una camaleontica coach/trainer, accede ad un programma di analisi, apprendimento e modellamento comportamentale. L’obiettivo del programma è quello di creare in laboratorio un politico di nuova generazione, geneticamente modificato: "il rottamatore", l’uomo della ripresa, colui che restituirà fiducia al paese e lustro all’immagine della politica. Il progetto è ambizioso e, perché si possa raggiungere un risultato di successo, richiede metodo, tempo, forza di volontà e disciplina. Il percorso trasformativo che la coach-trainer sottopone al soggetto si fonda su 10 massime, prevalentemente estrapolate dal “Mein Kampf” di Adolf Hitler e dalle lettere private di Himmler. A partire da questi principi l’aspirante politico affronterà diverse prove atte a inibire i comportamenti limitanti, e a replicare e sviluppare in lui le attitudini e le convinzioni più efficaci e facilitanti. Lo spettacolo, giocato su dialoghi dell’assurdo, gags clownesche, ribaltamenti di piano, situazioni surreali e monologhi melodrammatici, racconta di un’epoca in caduta libera, di una crisi politica, sociale e culturale che sembra essere senza fine.

Lo spettacolo "Le dieci massime" ha debuttato nel 2014, in occasione dei 100 anni dalla creazione di “The Tramp”, l’immortale figura del vagabondo di Charlie Chaplin. Il tributo della nostra compagnia all'artista inglese è una creazione originale che trae esempio ed ispirazione dall'audacia con cui Charlie Chaplin affrontò alcune questioni di carattere sociale e politico del suo tempo.

“Le dieci massime” è in particolare un riconoscimento all'impegno artistico di Chaplin che nel 1940, attraverso il film “Il grande dittatore”, ebbe l’ardimento di  rappresentare e “mettere in discussione” l’ascesa al potere di Adolf Hitler. Da questo film, in cui Chaplin abbandona la figura del vagabondo e “si apre”  all'avvento del sonoro, abbiamo tratto l’ispirazione tematica e poetica per la creazione del nostro spettacolo, che contiene la citazione di alcune scene tratte da "Il grande dittatore".

 

4/26 aprile 2015 Compagnia Ilaria Drago

Una personale di tre giorni dedicati alla poetica di Ilaria Drago. Un linguaggio teatrale e performativo che fonde la parola alla musica al gesto.

Una serata di performance e due spettacoli :

24 aprile Simone Weil_concerto poetico scritto, diretto e interpretato da Ilaria Drago. Musiche, ambienti sonori, luci Marco Guidi Spettacolo vincitore del’VIII Edizione del Festival Voci dell’Anima
25 aprile MaddalenaMaria con Ilaria Drago, Marco Guidi, Max Mugnai, spettacolo vincitore del Premio del Pubblico, del Premio ConfineCorpo e del Premio dei Tecnici al Festival Vd’A 2014.
26 aprile L’inquietudine della bestia scritto, diretto, interpretato da Ilaria Drago voce e percussioni Danila Massimi musiche e ambienti sonori Marco Guidi danzatrice Alessandra Cristiani con le opere di Rossana Borzelli

 

torna 2/3maggio 2015

TUTTEMIE

un tributo musicale con Giovanni Amodeo , Davide Di Lecce e Francesco Fioravanti
Aretha Franklin, Barbra Streisand, Mia Martini, Milva, Mina, Ornella Vanoni e Patty Pravo: Tuttemie.

Tributo musicale nato da un’idea di Giovanni Amodeo, cantante e interprete.Con le musiche di Davide Di Lecce  e Francesco Fioravanti.

In questa produzione fa sue le più belle voci femminili del panorama artistico internazionale.

Lo spettacolo sarà impreziosito dalla presenza di ospiti che duetteranno con l’interprete.Sul palcoscenico un susseguirsi di brani con arrangiamenti originali raccontano la carriera e la personalità delle artiste.

incursione degli artisti : Valentina Bausi Antonio Crea Carlo Di Maio Tonio Marchione Green Gate Side David Marchesini Emy Persiani Seven Hils 

luci 
Gabriele Belli
Giovanni Amodeo indossa creazioni di  Natalia Rinaldi NAT

coordinamento artistico
Patrizia D'Orsi

 

11/5/15 ore 21

TAMUNA LIVE

Tamuna, dal cuore di Palermo, dal triangolo formato dai quartieri Kalsa, Zisa e Noce, la band che propone una musica dai sapori antichi ed allo stesso tempo estremamente contemporanei ritorna a Roma con un concerto alla "Woodrock", rock di legno, in quanto principalmente acustico, così i Tamuna hanno scelto di definire la loro musica, che unisce diverse sonorità, dalla musica popolare siciliana ad influenze black, rock, reggae e pop. Il tamburello incontra quindi il cajón, le chitarre ed i bassi acustici, senza porsi alcun limite.


Anche il nome è un omaggio alla contaminazione tra culture, infatti, Tamuna in georgiano significa portatori di pace, ma è anche il nome della regina più importante della Georgia “Tamar” detta anche “re dei re, regina delle regine”, un personaggio leggendario nel piccolo paese caucasico, a cavallo tra Europa ed Asia.

Il gruppo è attivo dal 2012, e a poche settimane dalla nascita si era già esibito in Russia, proponendo il proprio repertorio originale, tra dialetto siciliano, italiano ed inglese.


"Ciuscia", il primo singolo e video ufficiale realizzato dalla band, è stato poi proposto per il contest Edison Change The Music, dove la band si è aggiudicata il primo posto, e, nonostante fosse l'unico brano in dialetto in competizione, ha conquistato la giuria composta da Piero Pelù, Boosta dei Subsonica e Franco Mussida della PFM. Questo percorso li ha portati ad esibirsi fino a Londra, al Dingwalls Club di Camden Town. Rientrati da questa avventura i Tamuna sono tornati al lavoro, e per finanziare le registrazioni hanno lanciato una campagna di Crowdfunding su Musicraiser.it, chiusasi con successo ed hanno registrato il nuovo lavoro a Palermo presso gli studi della 800A Records con la collaborazione di Fabio Rizzo, Valerio Mina e Francesco Vitaliti mentre il mastering è a cura di Carl Saff, Chicago (USA). "Ciuscia", con la collaborazione del trombettista Alberto Anguzza, è il primo singolo ed anticipa l'album "Woodrock", in uscita a per New Model Label, distribuzione Audioglobe.


Formazione: Marco Raccuglia - Voce, Giovanni Parrinello - Tamburello e percussioni, Carlo Di Vita - chitarre - Riccardo Romano - basso

 

Lunedì 22 giugno, ore 21:00

Centro Zen Anshin

Orfeo Circus

Chi mai dell'Erebo
Fra le caligini,
Sull'orme d'Ercole
E di Piritoo
Conduce il pié?”

 

Danzano Nerina Acagnino Mario Borgioni Barnaba Brunelli maria pia camporiondo Assunta Conato Carlotta Criacci

Paola Messina Marcella Morucci Claudia Palma Andrea Pini Leonardo Rizzuto Tilde Rovigatti Donata Sardone Elena Seina Pierpaolo Solinas

con la gentile partecipazione di

Vincenzo Moretti

Musiche

Christoph Willibald Gluck

Sopor Aeternus, Firewater, Amanda Palmer /Jason Webley,

Rome, Circus Contraption, Tiger Lilliies,

Ardecore, Kokusyoku Sumire, Cinema Strange, Jacques Offenbach

Regia e Coreografia Guglielmo Cappelli

Direzione Artistica Annamaria Epifanìa

Collaborazione Creativa ai costumi Donata Sardone

 

LABORATORI IN SCENA

NEIEDE

19/21 settembre 2014

Teatro taskforce

Regia Francesco Villano

 

28/9/14

Don Chi è là...

regia di Pino Grossi

In scena: Anna Alaggia,  Ginetta Biagi, Giovanna Lanzini,

Bernardetta Lucchetti, Elena Malfè, Paola Piccioni,

Alessandro Balsamo, Fabrizio Crescenzi, David Rauco,

Massimo Toniolo

 

FORMAZIONE

La Furia di Medea- Laboratorio teatrale

 

COMPAGNIA IL SALTO DEL DELFINO durante il periodo dello spettacolo DI VINO COMMEDIA

5/9 novembre 2014

 

ESPERIENZA DIRETTA DI PEDAGOGIA DELLA PRATICA TEATRALE

 

 

progetto laboratoriale a cura di Cristina Baruffi e Carla Retacchi

Il laboratorio intende approfondire un approccio al processo creativo attraverso le tecniche della pratica teatrale, un polo di riferimento attivo aperto a coloro che sono interessati a coinvolgersi in un percorso di ricerca teatrale attento allo sviluppo delle competenze artistiche e formative intorno ai possibili intrecci tra arte ed educazione. Il percorso si baserà sull’esplorazione dell’espressione corporea e vocale, sullo sviluppo del senso ritmico e musicale e si avvierà progressivamente verso la composizione di una drammaturgia destinata alla realizzazione di una presentazione finale, aperta al pubblico.

Il giorno 11 ottobre si terrà un unico incontro (dalle 10 alle 13) per tutte e due le sezioni di lavoro

a partire dal 11 ottobre 2014 (incontro introduttivo) fino a giugno 2015 ogni 15 gg - sabato dalle 10 alle 13 (corso avanzato) – sabato dalle 14:30 – 16:30 (corso principianti). Il laboratorio è rivolto ad attori, educatori, artisti, operatori teatrali….

Conduttrici:

Cristina Baruffi, formatrice in campo educativo, attrice e regista, è impegnata permanentemente nella progettazione e nella realizzazione dei laboratori. Ha collaborato con il Centro Teatro Educazione dell’Ente Teatrale Italiano, con il Comune di Roma nell’ambito dell’aggiornamento e con diverse realtà teatrali presenti in Italia e all’estero. E’ direttrice artistica del progetto IBIS.

Carla Retacchi, insegnante, impegnata da anni nella ricerca e nella sperimentazione delle modalità per la pratica dell’espressione corporea e del teatro nella scuola. Ha fatto parte del CTE. Centro Teatro Educazione dell’Ente Teatrale Italiano all’interno del quale ha esaminato le pratiche di fruizione del teatro nella scuola e conducendo, tra l’altro, una formazione alla visione dello spettacolo dal vivo. Si occupa della supervisione pedagogica e drammaturgica all’interno del progetto IBIS.

 

SENSIBILIZZAZIONE ALLO SPETTACOLO DAL VIVO indirizzata ai bambini dai 2 ai 5 anni - una domenica mattina al mese, durata 40 minuti

primo incontro : domenica 14 dicembre 2014 ore 11

biglietto adulti e 8 bambini € 6

SPAZIORACCONTO

Ticche Tocche, maghi del tempo

con Sonia Virilli e Valentina Sasso

regia Cristina Baruffi

liberamente tratto da Ticche Tocche, il mago del tempo di Eric Battut, Sogno di Neve di Eric Carle,

 

Movimento Comico Lab

19/24 maggio 2015

Ridere è una cosa seria

Ogni stagione l’ Ass. Cult.  Movimento Comico organizza laboratori di studio sulla comicità rivolti ai propri soci. L’obiettivo dei corsi di teatro è quello di creare un’ atmosfera di grande umanità che permetta ad ogni partecipante di ricercare il lato comico della realtà partendo dalle proprie caratteristiche fisiche e caratteriali. Quest’anno gli allievi diretti da Anna Rizzi e Fabio Cicchiello presentano presso la Casa delle Culture i lavori sul clown e sul personaggio comico dando vita a sei serate tutte da ridere.

 

LEZIONI E WORKSHOP

dal 15 al 20 dicembre 2014

MEDEA

Laboratorio per attori professionisti  a cura di PIERPAOLO SEPE

sulla tragedia "Medea" di Seneca

 

 

domenica 29 marzo ore 10/13,00

Seminario di Teatro Sociale e di Teatro Educativo

"LA ROSA DEL DESERTO" dai riti di passaggio ai laboratori di servizio

a cura di Andrea Meloni attore, autore e formatore teatrale della compagnia d'arte Circo Calumet direttore artistico del Teatro Laboratorio Alkestis CRS

 
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